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CIAK!AUDIOVISIVO      MEZZO PER L'INCLUSIONE

“CIAK! Audiovisivo come mezzo per l’inclusione” è un progetto rivolto ad alunni e docenti che porta i ragazzi al centro del racconto audiovisivo come spettatori consapevoli e critici e poi come creatori diretti di contenuti.

Un percorso che, dalla visione ragionata di film sull’inclusione e sull’integrazione
arriva, attraverso l’incontro con professionisti della filiera cinematografica e alla sperimentazione pratica con esperti, alla realizzazione di video sul tema.

INDICE

 Formazione docenti

Storia del cinema

 Sceneggiatura

 Laboratori

 Proiezioni

FORMAZIONE DOCENTI

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STORIA DEL CINEMA

Dai Lumière e Méliès a Charlie Chaplin: breve introduzione alla storia del cinema e al linguaggio cinematografico

di Elio Sacchi

Quando è nato il cinema e quali caratteristiche e specificità aveva? Come è cambiato il suo linguaggio nel corso del tempo? Attraverso un breve percorso, cerchiamo dimettere a fuoco sia le principali peculiarità che il cinematografo aveva alla sua nascita e sia come il linguaggio cinematografico è cambiato tra la fine dell’ Ottocento e l’inizio del Novecento. Partendo dagli esperimenti e dalle innovazioni tecniche del pre cinema, arriviamo a capire le ragioni del successo del cinematografo Lumière. In seguito, prendiamo in considerazione alcuni film dei fratelli Lumière e di Georges Méliès che sono considerati i capostipiti di due modi diversi di fare cinema: più ancorato alla realtà il primo, immerso nella finzione e nel trucco il secondo. Dopo aver visto alcune opere del cinema delle origini, prenderemo in considerazione Charlie Chaplin come un esempio possibile di espressività e maturità del linguaggio cinematografico. Infine, ci soffermeremo brevemente sulle due innovazioni che, intorno agli anni Trenta, hanno avvicinato l’esperienza cinematografica a quella a cui siamo abituati: il sonoro e il colore. Attraverso la visione di alcune opere, l’obiettivo è anche di introdurre alcuni concetti del linguaggio cinematografico: che cos’è un’inquadratura?Quali caratteristiche può avere? Cos’è il montaggio? Come sono cambiati nel corso del tempo?

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Per scaricare la lezione completa di storia del cinema, clicca qui.

SCENEGGIATURA

In questa lezione siamo partiti dalla differenza tra la scrittura narrativa e quella cinematografica. Siamo abituati a utilizzare la prima, mentre dobbiamo imparare la seconda come se fosse una lingua straniera. Scrivere per il cinema significa usare una lingua che ha un solo tempo possibile, il presente. Significa anche raccontare esclusivamente azioni, perché è ciò che un film può mostrare.

Se vogliamo esprimere un’emozione di un personaggio, dobbiamo immaginare un’espressione del volto o un’azione compiuta dal corpo che renda visibile quella determinata emozione. Nella sceneggiatura, infatti, non ha senso scrivere “Laura è triste”: bisogna tradurre questa informazione in qualcosa di visibile, ad esempio “Laura piange”.

Per quanto riguarda la drammaturgia, ci sono due elementi essenziali affinché un film possa raccontare una storia:

  1. Il protagonista deve avere una “ferita”, ovvero un problema irrisolto con sé stesso o con il mondo. Questa ferita diventa il motore del suo agire e della trama del film. Attorno ad essa si sviluppa la storia, il cui svolgimento ruota intorno al tentativo del protagonista di sanarla.

  2. Il secondo elemento fondamentale è la rottura di un equilibrio. All’inizio del film esiste una situazione di base in cui si trova il protagonista; l’avvio della storia coincide con un evento che rompe questo equilibrio in modo irreversibile, mettendo il protagonista in una condizione diversa rispetto a prima, di vantaggio o di svantaggio.

Infine, è stata chiarita la differenza tra “trama” (il plot del film) e “tema” (l’argomento affrontato).

A partire da queste premesse, il lavoro è proseguito con la divisione della classe in gruppi, ciascuno con il compito di immaginare un protagonista dotato di una ferita e di un’identità tematica. Successivamente, è stata costruita una situazione iniziale routinaria e un evento capace di rompere la quotidianità, costringendo il protagonista a confrontarsi con una situazione eccezionale, mai sperimentata prima. Questa situazione poteva sembrare offrire la possibilità di sanare la ferita oppure, al contrario, portare il protagonista verso una sconfitta definitiva.

Ai gruppi è stato inoltre richiesto di individuare un “aiutante” del protagonista e un suo “avversario”. L’ultima consegna consisteva nel progettare uno sviluppo della trama che conducesse a una conclusione in cui il protagonista potesse o superare la propria ferita oppure esserne definitivamente sconfitto.

RIFLESSIONI FINALI

La “ferita” del protagonista, nella maggior parte dei casi, era legata a una caratteristica fisica che lo rendeva diverso dagli altri. Il tema del bullismo è stato quello più ricorrente, spesso affiancato anche da riflessioni legate all’identità etnica.

I gruppi erano composti principalmente da studenti di quinta elementare e delle scuole medie, e ciò che è emerso con forza è la loro naturale familiarità con il linguaggio cinematografico: un approccio diretto, visivo, poco inibito. A differenza degli adulti, che tendono a essere più razionali e filtrati, i bambini risultano molto più spontanei nel pensare e raccontare per immagini.

Questo probabilmente dipende dal fatto che sono cresciuti in un’epoca profondamente digitale, in cui il linguaggio audiovisivo è parte integrante della quotidianità. Per loro, tradurre emozioni in azioni visibili non è uno sforzo, ma un processo quasi istintivo.

Più che insegnare loro a scrivere per il cinema, si tratta forse di accompagnarli nel riconoscere e affinare una capacità che, in parte, possiedono già.

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