
CIAK!AUDIOVISIVO MEZZO PER L'INCLUSIONE
“CIAK! Audiovisivo come mezzo per l’inclusione” è un progetto rivolto ad alunni e docenti che porta i ragazzi al centro del racconto audiovisivo come spettatori consapevoli e critici e poi come creatori diretti di contenuti.
Un percorso che, dalla visione ragionata di film sull’inclusione e sull’integrazione
arriva, attraverso l’incontro con professionisti della filiera cinematografica e alla sperimentazione pratica con esperti, alla realizzazione di video sul tema.
INDICE
Formazione docenti
Storia del cinema
Sceneggiatura
Laboratori
Proiezioni
FORMAZIONE DOCENTI
1. Il processo di creazione di un film
La prima parte della lezione era dedicata alle diverse fasi della produzione cinematografica, sia per lungometraggi che per cortometraggi (sottolineando che il processo è sostanzialmente lo stesso). In particolare sono stati affrontati:
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l’idea iniziale del regista
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la scrittura del progetto
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la ricerca di un produttore e dei finanziamenti
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la costruzione della troupe
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la fase di riprese
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la post-produzione
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le possibili strategie di distribuzione (festival, sale, ecc.)
2. L’uso degli audiovisivi in classe
La seconda parte si concentrava su come utilizzare i film a scopo didattico. È stato sottolineato che è fondamentale creare le condizioni migliori per la visione (ad esempio evitare luci accese o continue interruzioni).
A questo proposito è stato fatto l’esempio di una maestra che interrompeva un film ogni cinque minuti per spiegarlo: un approccio poco efficace, perché spezza il coinvolgimento degli studenti.
Sono stati quindi forniti suggerimenti pratici su come usare i film:
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come strumenti per affrontare non solo il linguaggio cinematografico, ma anche altre materie (storia, letteratura, arte, educazione civica)
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come base per stimolare discussioni e riflessioni
3. Attività pratica: realizzazione di un corto
È stata anche introdotta un’attività laboratoriale, in cui gli studenti avrebbero dovuto scrivere e realizzare un cortometraggio.
Le indicazioni erano:
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dividere la classe in gruppi
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far ideare a ciascun gruppo una storia
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selezionare insieme la migliore, in base anche al tempo disponibile
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procedere alla realizzazione
È stato mostrato anche un breve esempio di cortometraggio in stop motion, per dare un riferimento concreto.
LINK CORTOMETRAGGIO
Lezione con Alessia Gasparella - AIACE
Cinema e didattica: raccontare il mondo attraverso le immagini
Il laboratorio si concentra sull’uso del cinema e della narrazione audiovisiva come strumenti educativi, con l’obiettivo di fornire agli insegnanti competenze e materiali che possano continuare a utilizzare autonomamente in classe. Attraverso slide, discussioni guidate e la visione di cortometraggi, il percorso introduce i partecipanti alla struttura della narrazione e al modo in cui le storie vengono costruite.
La narrazione non è mai neutrale
Uno dei punti centrali del laboratorio è la comprensione del fatto che l’oggettività nella rappresentazione non esiste. Ogni scelta narrativa, dal background di un personaggio al suo aspetto, dal modo di vestirsi al ruolo che occupa nella storia, comunica informazioni precise e spesso contribuisce a rafforzare stereotipi culturali e sociali.
L’obiettivo è sviluppare uno sguardo critico verso ciò che vediamo sullo schermo, aiutando insegnanti e studenti a interrogarsi su chi racconta una storia, da quale punto di vista e con quali conseguenze sulla percezione della realtà.
Rappresentazione e stereotipi nel cinema
Grande attenzione viene dedicata al tema degli stereotipi di genere e della rappresentazione dominante nel cinema mainstream. Attraverso esempi tratti dalla cultura popolare e dai film di supereroi, il laboratorio riflette su quanto l’immaginario collettivo continui a proporre modelli ricorrenti: l’eroe maschile, bianco, adulto, forte e benestante come figura centrale della narrazione.
Anche le figure femminili vengono spesso raccontate in relazione al protagonista maschile, contribuendo a consolidare modelli limitanti e poco rappresentativi della complessità reale.
Attività pratiche con studenti e studentesse
Durante gli incontri con le scuole medie ed elementari vengono proposte attività pratiche e interattive per rendere visibili questi meccanismi narrativi.
Uno degli esercizi consiste nel chiedere ai ragazzi di indicare il proprio “eroe” preferito, reale o immaginario, per poi analizzare insieme le somiglianze tra i personaggi scelti. Questo permette di riflettere su quanto la rappresentazione cinematografica influenzi il nostro immaginario e su quanto sia importante vedere sullo schermo persone, corpi, identità e storie più vicine alla complessità della società reale.
Il cortometraggio come spazio libero e inclusivo
Una parte importante del percorso è dedicata al cortometraggio come formato espressivo libero, accessibile e indipendente. A differenza del cinema mainstream, spesso vincolato a logiche commerciali, il corto offre maggiore spazio a racconti alternativi, inclusivi e sperimentali.
Per questo viene utilizzato come strumento privilegiato per affrontare temi legati all’educazione civica, come identità personale, integrazione, razzismo, bullismo e discriminazione.
Materiali e strumenti per continuare il lavoro in classe
Al termine del laboratorio, agli insegnanti viene lasciato un kit didattico composto da slide, materiali teorici e una selezione di film e cortometraggi liberamente accessibili online.
L’obiettivo è offrire strumenti concreti per continuare a utilizzare il cinema in classe come mezzo di analisi critica, confronto e riflessione collettiva.
STORIA DEL CINEMA
Dai Lumière e Méliès a Charlie Chaplin: breve introduzione alla storia del cinema e al linguaggio cinematografico
di Elio Sacchi
Quando è nato il cinema e quali caratteristiche e specificità aveva? Come è cambiato il suo linguaggio nel corso del tempo? Attraverso un breve percorso, cerchiamo dimettere a fuoco sia le principali peculiarità che il cinematografo aveva alla sua nascita e sia come il linguaggio cinematografico è cambiato tra la fine dell’ Ottocento e l’inizio del Novecento. Partendo dagli esperimenti e dalle innovazioni tecniche del pre cinema, arriviamo a capire le ragioni del successo del cinematografo Lumière. In seguito, prendiamo in considerazione alcuni film dei fratelli Lumière e di Georges Méliès che sono considerati i capostipiti di due modi diversi di fare cinema: più ancorato alla realtà il primo, immerso nella finzione e nel trucco il secondo. Dopo aver visto alcune opere del cinema delle origini, prenderemo in considerazione Charlie Chaplin come un esempio possibile di espressività e maturità del linguaggio cinematografico. Infine, ci soffermeremo brevemente sulle due innovazioni che, intorno agli anni Trenta, hanno avvicinato l’esperienza cinematografica a quella a cui siamo abituati: il sonoro e il colore. Attraverso la visione di alcune opere, l’obiettivo è anche di introdurre alcuni concetti del linguaggio cinematografico: che cos’è un’inquadratura?Quali caratteristiche può avere? Cos’è il montaggio? Come sono cambiati nel corso del tempo?
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SCENEGGIATURA
In questa lezione siamo partiti dalla differenza tra la scrittura narrativa e quella cinematografica. Siamo abituati a utilizzare la prima, mentre dobbiamo imparare la seconda come se fosse una lingua straniera. Scrivere per il cinema significa usare una lingua che ha un solo tempo possibile, il presente. Significa anche raccontare esclusivamente azioni, perché è ciò che un film può mostrare.
Se vogliamo esprimere un’emozione di un personaggio, dobbiamo immaginare un’espressione del volto o un’azione compiuta dal corpo che renda visibile quella determinata emozione. Nella sceneggiatura, infatti, non ha senso scrivere “Laura è triste”: bisogna tradurre questa informazione in qualcosa di visibile, ad esempio “Laura piange”.
Per quanto riguarda la drammaturgia, ci sono due elementi essenziali affinché un film possa raccontare una storia:
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Il protagonista deve avere una “ferita”, ovvero un problema irrisolto con sé stesso o con il mondo. Questa ferita diventa il motore del suo agire e della trama del film. Attorno ad essa si sviluppa la storia, il cui svolgimento ruota intorno al tentativo del protagonista di sanarla.
2. Il secondo elemento fondamentale è la rottura di un equilibrio. All’inizio del film esiste una situazione di base in cui si trova il protagonista; l’avvio della storia coincide con un evento che rompe questo equilibrio in modo irreversibile, mettendo il protagonista in una condizione diversa rispetto a prima, di vantaggio o di svantaggio.
Infine, è stata chiarita la differenza tra “trama” (il plot del film) e “tema” (l’argomento affrontato).
A partire da queste premesse, il lavoro è proseguito con la divisione della classe in gruppi, ciascuno con il compito di immaginare un protagonista dotato di una ferita e di un’identità tematica. Successivamente, è stata costruita una situazione iniziale routinaria e un evento capace di rompere la quotidianità, costringendo il protagonista a confrontarsi con una situazione eccezionale, mai sperimentata prima. Questa situazione poteva sembrare offrire la possibilità di sanare la ferita oppure, al contrario, portare il protagonista verso una sconfitta definitiva.
Ai gruppi è stato inoltre richiesto di individuare un “aiutante” del protagonista e un suo “avversario”. L’ultima consegna consisteva nel progettare uno sviluppo della trama che conducesse a una conclusione in cui il protagonista potesse o superare la propria ferita oppure esserne definitivamente sconfitto.
Materiale didattico aggiuntivo
- LINK VIDEO ELEMENTARI:
https://youtu.be/3XA0bB79oGc?is=B6UmPZFBSfJNLVuo
- LINK VIDEO MEDIE:
https://youtu.be/_9CBqtJSv1k?is=NfgZ3m8eBgiemE_x
RIFLESSIONI FINALI
La “ferita” del protagonista, nella maggior parte dei casi, era legata a una caratteristica fisica che lo rendeva diverso dagli altri. Il tema del bullismo è stato quello più ricorrente, spesso affiancato anche da riflessioni legate all’identità etnica.
I gruppi erano composti principalmente da studenti di quinta elementare e delle scuole medie, e ciò che è emerso con forza è la loro naturale familiarità con il linguaggio cinematografico: un approccio diretto, visivo, poco inibito. A differenza degli adulti, che tendono a essere più razionali e filtrati, i bambini risultano molto più spontanei nel pensare e raccontare per immagini.
Questo probabilmente dipende dal fatto che sono cresciuti in un’epoca profondamente digitale, in cui il linguaggio audiovisivo è parte integrante della quotidianità. Per loro, tradurre emozioni in azioni visibili non è uno sforzo, ma un processo quasi istintivo.
Più che insegnare loro a scrivere per il cinema, si tratta forse di accompagnarli nel riconoscere e affinare una capacità che, in parte, possiedono già.
Esercizio da riproporre nelle classi future.
LABORATORI
Gli studenti hanno seguito un percorso di formazione in classe dedicato ai diversi aspetti della filiera cinematografica. Nel corso delle attività sono stati forniti approfondimenti sui linguaggi cinematografici e sulle diverse professionalità che operano nel settore. La prima parte del percorso, di carattere prevalentemente teorico, ha permesso di creare le basi per una successiva attività laboratoriale che ha coinvolto direttamente i ragazzi. L’attività è stata focalizzata in particolare sul linguaggio del documentario e del cinema del reale.
È stata approfondita la tecnica dell’intervista come strumento di condivisione e inclusione. Da un punto di vista tecnico, sono state fornite agli studenti le basi fotografiche e sonore necessarie per allestire un mini-set finalizzato alla realizzazione e alla registrazione delle interviste.
Una parte particolarmente significativa del percorso ha riguardato la conduzione dell’intervista e la creazione dello spazio necessario affinché il racconto potesse emergere in modo autentico. Per “spazio di lavoro” non si è inteso soltanto uno spazio fisico privo di disturbi esterni o distrazioni, ma anche uno spazio in senso più ampio: un ambiente culturale e relazionale nel quale gli allievi potessero sentirsi a proprio agio nel raccontare le proprie esperienze, senza sentirsi giudicati dai compagni o condizionati dal “ruolo” che ogni adolescente o preadolescente tende a costruirsi addosso.
A questo scopo, è stato approfondito con gli studenti il concetto di “ascolto”: un ascolto vero, genuino e interessato dell’altro, sviluppato attraverso colloqui tra intervistatore e intervistato. L’ascolto delle storie e delle emozioni della persona che ha scelto di raccontarsi si è rivelato un elemento fondamentale per favorire il processo di inclusione.
Il lavoro si è concentrato su un ascolto lento e meditato, capace di accogliere il silenzio e la riflessione necessari al racconto. Questa modalità è stata proposta in netta contrapposizione al linguaggio breve e immediato prevalente sui social media, di cui gli stessi studenti fruiscono abitualmente, offrendo loro un’esperienza fondata su una diversa concentrazione e su una diversa qualità del tempo rispetto a quella della routine quotidiana contemporanea.
I laboratori hanno coinvolto 9 classi tra scuole primarie e secondarie. Per ogni classe è stata dedicata una giornata di set in cui sono state effettuate dalle 4 alle 5 interviste, della durata di circa 40 minuti ciascuna. Uno studente, affiancato e guidato dal regista incaricato, ricopriva il ruolo dell’intervistatore mentre un altro studente veniva intervistato. Ogni intervista è avvenuta alla presenza del resto della classe e dei docenti. A turno tre studenti aiutavano l’operatore alla camera nelle riprese e nella registrazione dell’audio.
Gli studenti hanno intervistato i propri compagni chiedendo loro di raccontare, ad esempio, quando si fossero sentiti inclusi in un gruppo, quando invece si fossero sentiti estranei, oppure che cosa significasse per loro la parola “inclusione”. Attraverso queste domande è stato possibile indagare le diverse sfaccettature del tema.
È stato particolarmente importante orientare il lavoro verso il racconto di storie e momenti precisi vissuti dagli studenti, più che verso la formulazione di semplici opinioni. Attraverso le storie è stato possibile andare oltre stereotipi e slogan spesso ripetuti e assimilati dai ragazzi, offrendo loro al tempo stesso strumenti per comprendere meglio il linguaggio del documentario e quello dei contenuti audiovisivi legati all’attualità, come telegiornali, news, videoracconti, podcast e social media.
Le storie raccolte sono state registrate dagli stessi studenti, che hanno così potuto apprendere i rudimenti del filmmaking e comprendere come il mezzo audiovisivo possa avere finalità diverse rispetto ai linguaggi più immediati e frammentari, come quelli tipici di TikTok.
Nel complesso sono state raccolte più di 40 ore di girato da cui sono poi stati montati diversi clip della durata di circa 5- 10 minuti l’uno. Questi clip sono stati proiettati nella serata finale di restituzione a cui hanno partecipato gli studenti coinvolti nei laboratori e i loro genitori.
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