top of page

Brianza: una carrellata di sguardi e citazioni

Immagine del redattore: Indyca
Indyca
3 ore fa
Tempo di lettura: 5 min


"Brianza, alla Festa di Roma il vero talento di un visionario. Il secondo film di Simone Catania è una lietissima sorpresa con la complicità di Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon. Brianza è ben costruito, con uno stile visionario e trovate di sceneggiatura sorprendenti (l'amore sfrenato del Fumagalli per i presepi). È soprattutto il doppio ritratto di due ricchi disperati, ai quali Pierobon e Russo Alesi regalano una complicità arricchita da tonnellate di talento (è strepitosa anche Marina Rocco nel ruolo della "sciura" Farina). Ed è una riflessione amara sul funzionamento del capitalismo, di come la sua implosione possa devastare le vite di chi credeva di essere al riparo da qualunque rischio. Il film parte con toni da commedia ed è molto divertente, ma poi siamo pur sempre dentro un’armeria: Anton Čechov diceva che se si mostra un fucile nel primo atto quel fucile dovrà sparare nel terzo. E qui di fucili ce ne sono tanti, troppi".

Alberto Crespi (Repubblica) ★★★½ “Meda, Seregn, Paina e Marian I mantegnen el boia de Milan” [Un'antica espressione milanese usata per indicare la Brianza come terra di briganti e malviventi, ndr]. Pierobon pare l’Hannibal Lecter di Hopkins, Rocco è fatale e sexy, Alesi la garanzia che conosciamo, e Catania dipinge – procediamo con la sinestesia - il basso continuo e sordo di una terra munifica e sterile, ricca e desertica: personaggi come traiettorie esplosive, la roba come ragione di vita (e morte), il misfatto come ineludibile, e ineluttabile, conseguenza dell’essere”.

Federico Pontiggia (Cinematografo)

★★★½


"Il ritatto Idi un'Italia che si finge prosperosa, una storia asciutta, all'incrocio tra western, heist e commedia nera. Catania capisce bene quel mondo fatto di negozianti e industrialotti col porto d'armi e il grilletto facile, che si credono briganti e si immaginano eroi, invocando quella "giustizia superiore" di cui beneficerebbero solo loro, peraltro circondati da finanzieri e forze dell'ordine pronti a chiudere un occhio, in un ambito di complicità nel ritenersi al di sopra della 'gente comune'" Paola Casella (MyMovies)

★★★½

“In questa provincia tra pistole e Caravaggio la morale ha sempre molti zeri, così il regista ci mostra con stile notturno tra western e crime una danza scomposta tra business di armi e benzina, presepi in cosmogonie quasi blasfeme e una corsa disperata alla salvezza economica da debiti contrapposta alla vergogna per la povertà, tutto condito da forze dell’ordine pure un po’ corrotte. Succulento meccanismo drammaturgico e personaggi per un bel Guy Ritchie all’italiana. Con il suo luciferino faccendiere brianzolo Pierobon ha vinto come Migliore attore, ex aequo con Anthony Boyle per I See Buildings Fall Like Lightning. Il film però non ha ancora un distributore, speriamo arrivi presto, insieme a una data d’uscita. Lo dico per il film, ma pure per gli amanti di un cinema graffiante e pieno di ritmo”. Francesco di Brigida (Il Fatto Quotidiano blog)

★★★

“Non si nasconde dietro un dito, Simone Catania, e da subito mette in chiaro tante cose. Per esempio che la Brianza che dà il titolo al suo film è, per dirla con le sue parole, “una terra selvaggia in cui contano solo il denaro e il successo e dove la presenza delle armi fa parte del paesaggio”; ma anche che la storia che sta per raccontarci - liberamente ispirata a fatti realmente accaduti - è sì un dramma realistico, una vicenda che parla di imprenditori eccentrici e spregiudicati, di armaioli con una tradizione alle spalle ma solo debiti nel presente e abisso nel loro futuro, di come la crisi economica e l’ossessione per i soldi siano trappole letali, ma che questo realismo nel film viene portato al parossismo, diventando un iperrealismo che è pop e poco comune nel nostro cinema, e che ha il paradossale risultato di esaltare la superficie del cinema riuscendo a dare spessore al suo contenuto.

[Fausto Russo Alesi e Paolo Pierbon], due figure quasi agli antipodi di un certo spettro, che un mix di paura e aggressività, bisogno e avidità, farà incontrare e poi scivolare verso l’orlo di un inevitabile precipizio”. Federico Gironi (Coming Soon)

★★★ “Quella tra Alesi e Pierobon non è solo un confronto attoriale ma un vero e proprio duello di recitazione, sotto l’accorta direzione di Catania, che firma la sceneggiatura con il veterano Ugo Chiti e Fabio Natale (suo collaboratore già nell’esordio Drive Me Home). Alesi costruisce con convinzione il personaggio di un patetico codardo cresciuto sotto l’ala protettrice di un padre “che si è fatto sa sé”, tormentato dal bisogno di mantenere intatta la rispettabilità della ricca famiglia, rappresentante di una cronica meschinità di provincia. Dall’altro lato del ring c’è Pierobon, galvanizzato da un personaggio votato ad una eccentricità senza scrupoli, un misto di cultura sciamanica superomista e istinto predatore, sempre seguito a distanza dalla fidata e brutale guardia del corpo Zimbaru (Giovanni Calcagno). Il loro legame assume i contorni del classico patto col diavolo faustiano.

Un mortifero crocevia di provincia che interseca avidità, culto delle armi, sopraffazione e idiozia". Camillo De Marco (CineEuropa)


“La disperazione genera mostri, assetati di mantenimento del proprio status quo, del decoro, del benessere acquisito o ereditato da precedenti generazioni familiari. Il terrore del fallimento incombe, specie se la congiuntura economica non rema a favore del successo. Per cui la legge del più forte finisce per emergere con forza pure lontano dai paesaggi desertici dei cowboys americani, sfoderando armi e rapide vie di fatto di impronta psicopatologica. Il Far West può imporsi ovunque, anche in eleganti contesti, intorno ai temi fondanti di denaro e lavoro. La Brianza di Simone Catania mira a farsi sineddoche di un Paese, e magari dell’intero Occidente, messo in profonda crisi dal crollo di molte certezze riguardo a modelli di vita e modelli economici. Brianza scarta dall’immediato realismo e dai toni della diretta denuncia sociale, optando ampiamente per i toni di una commedia nerissima che spesso costeggia venature da western, ravvisabile pure nel pertinente commento sonoro e musicale. Il black humour si abbatte a largo raggio, secondo una lettura tutta negativa (o quasi) dell’universo umano. Spesso si ride, grazie soprattutto all’ottima prova di Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi, ma si ride con singhiozzi d’angoscia, visto che nelle vicende dei protagonisti aleggia costante il fantasma della sopraffazione e del crimine più nero.”.

Massmiliano Schiavoni (Quinlan) ★★★

Una narrazione che trova una quasi perfetta traduzione filmica, con una fotografia, a cura di Pietro Zuercher, perennemente cupa e livida, tipica del noir, che prende esempio il cinema statunitense, come i fratelli Coen, ma non dimentica la lezione del cinema nostrano degli anni Cinquanta, con un occhio di riguardo al maestro Monicelli.

Simone Catania riesce, senza alcuna esitazione, ad accompagnare una vicenda così fredda, con una briosa comicità nera, che strappa più di una risata. L’esito è un ritratto vero della provincia italiana. Un risultato arricchito da un’ottima interpretazione: Paolo Pierobon, nei panni di Alberto Fumagalli, incarna alla perfezione il self made man in negativo, incantatore, affascinatore e senza scrupoli; Fausto Russo Alesi, Giorgio Farina, è realistico e disilluso; Marina Rocco, nei panni di Valentina, probabilmente il ruolo più difficile, riesce a trasmettere la superficialità, apparente, del suo personaggio, per poi, con naturalezza, svelare la sua profonda avidità e astuzia.

Luca Bove (Taxidrivers)



Simone Catania costruisce una narrazione incisiva in cui la Brianza non è una semplice ambientazione, ma un personaggio aggiunto in un vero e proprio crime antropologico, dove la corsa al successo, l’accumulo e l’ostentazione della ricchezza si trasformano nell’ossessione per la rispettabilità. Il regista imposta Brianza tra la commedia grottesca e le derive di un heist movie, sfociando in un noir che diventa la cifra dominante della pellicola. Questo equilibrio si regge soprattutto sulla figura di un magnetico Paolo Pierobon, capace di donare grande spessore al film alternando drammaticità e una latente follia pronta a esplodere in qualsiasi momento, con un controllo interpretativo che rasenta la perfezione.L’ibridazione dei generi rappresenta il quid pluris dell’opera, che non esita a deflagrare in un western contemporaneo basato su uno script complesso e profondo, firmato dallo stesso Catania insieme a Ugo Chiti e Fabio Natale.

Fabrizio Battisti (CineClandestino)

★★★★

 
 
 

Commenti


bottom of page