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L'umiltà e la finzione: essere attore secondo Vinicio Marchioni.

Aggiornamento: giu 18

Per la prima volta, in Drive Me Home, non ho avuto la sensazione di recitare, ma di vivere». Vinicio Marchioni.


Vinicio Marchioni fotografato da Giulia Manelli

Discriminati nella Roma antica, condannati nel medioevo, osannati oggi tra tutti noi. Il mestiere dell'attore ha subito un percorso plurale, variegato, dalla bassezza iniqua della più becera dignità umana, fino all'elevazione celeste, con il divismo e la mitologia.

Ma questo non significa essere attori. Sono le conseguenze, non il mestiere.

Recitare è qualcosa di molto più profondo, che si addentra nelle viscere dell'animo umano e delle sue complicate faccende. Recitare è una via per la ricerca del senso, è un mezzo, un medium.


Vinicio Marchioni, classe 1975, ha un'idea ben precisa del suo mestiere. Oggi lo conosciamo tutti. Ma pochi sanno dietro al successo quanto lavoro, fisico e mentale, ci sia. Quanta resistenza psicologica all'oblio che tenta costantemente chi intraprende strade difficili. E decidere di perseguire nella propria vita la via scenica, oggi è una scelta molto coraggiosa. Perché è una delle cose, per vari motivi, più complesse e complicate del nostro mondo.



Vincio all'Ischia Film Festival

Vinicio le idee le aveva chiare fin da subito: voleva fare l'attore. Dopo gli studi accademici rimane nell’anonimato per più di dieci anni, durante i quali lavora come cameriere in un ristorante per potersi permettere di stare anche solo per tre settimane su un palcoscenico. Sopravvivere di Teatro, è molto complicato.


Alla fine di quei primi dieci anni Vinicio giunge senza energie, trascinato da un grande senso di sconfitta. Sfiora l’idea di mollare tutto, di trasferirsi in Calabria e cambiare vita, di rendere quel sogno un incubo represso per il resto della sua vita. Ma non lo fa. Perché lui vuole essere un attore, lui è già un attore e molto bravo, che solca palcoscenici e serate teatranti. Ma finché non valichi la linea del successo, nessuno sa che lo sei. L'idea della Calabria resta ancora impressa su quella valigia pronta a saltare su un treno, ma prima che si possa chiudere, succede qualcosa di magico e meraviglioso, e arriva finalmente quella notizia che tanto si aspetta.


Vinicio nel ruolo de Il Freddo, in Romanzo Criminale

Vinicio è nel cast della prima opera che ha cambiato il panorama seriale italiano: Romanzo Criminale. Stare davanti alla macchina da presa in quell'occasione lo rende noto al grande pubblico. La sua icona comincia a brillare. Vinicio comincia a bucare lo schermo, comincia a creare quella magia giocosa, capace di raccontare i sogni degli altri. Perché essere attore non significa diventare un icona, ma mettersi in mezzo, tra i sogni e la realtà. Una strada percorribile, umile.


È questo fare l’attore per Vinicio, essere un medium, un tramite. Si è veri protagonisti se si accetta questo ruolo di mediazione.

Dall’altra parte dello schermo ci sono degli occhi e dei cuori pronti a proiettarsi nelle vite raccontate, ad ambire a posizioni mai raggiunte, a soffrire per le mimesi emotive. Un attore è un mezzo che veicola tematiche che sono molto più importanti. Per Vinicio l’umiltà, nel suo mestiere, è la qualità più importante.


Nel mentre la sua carriera prosegue, riaffiorano i ricordi dei ristoranti nei quali ha lavorato, dei pranzi calabresi dei nonni, della minestra odiata, dei sapori della cucina di casa. Una dimensione fondamentale per Vinicio, come per tutti noi esseri umani. E così con il fratello Massimo, decide di aprirsi un ristorante, e chiamarlo “Casa”.


Come quella Casa che il suo personaggio in Drive Me Home insegue sulle strade d’Europa. Ci vuole tempo per costruirsi un nido, soprattutto se si fugge da un altro posto che prima si chiamava casa e che poi si riscopre essere inadatto, inospitale. È la storia di tutti quegli italiani che si trovano costretti a emigrare, all’estero o in altre città italiane alla ricerca di una propria dimensione. La casa è un posto dove la nostra interiorità viene raffigurata da ciò che è all’esterno, dalle cose e dalle persone.


Vinicio sul set di Drive Me Home, con il d.o.p Paolo Ferrari ed il regista Simone Catania

La casa può essere un lavoro, uno spazio fisico, una comunità di persone. Prima di scoprirlo bisogna soffrire, resistere alla frustrazione, al dolore, ai rimpianti ai “se” e ai “ma” che assillano la cavalcata verso i propri obiettivi.

Vinicio è una guida in tal senso per tutti coloro che partendo da zero, cercando di riscattarsi, di giungere a un nuovo inizio.


I più grandi uomini e personaggi della storia hanno semplicemente fatto quello che volevano fare. Non hanno detto, non si sono lamentati, ma hanno deciso di fare. Bisogna fare".