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Butterfly a "Scelte di classe", il progetto di Alice nella città nelle scuole.

Aggiornato il: 18 set 2019

Intervista a Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, direttori artistici di Alice nella Città.

Alice nella Città è stato il primo Festival del mondo a proiettare “Butterfly”, che cosa vi ha convinto a selezionarlo?


Nella storia di Irma Testa c’è qualcosa di universale e al contempo di unico, che lega il suo vissuto ai ragazzi cinematografici che ci piace continuare a raccontare; ragazzi che non sono sempre belli, non sono perfetti, non sono educati, non sono buoni, non sono gentili, non sono lisci, non sono comodi. Appartengono a quella categoria infantile che invece di apprendere le convenzioni, le smontano. Invece di adeguarsi si oppongono alla pressione fortissima di una visione adulta ed autoritaria, che vede i ragazzi solo come vasi vuoti da riempire di buoni propositi. Butterfly ci ha permesso di sottolineare il ribaltamento dei ruoli mettendo al centro il nostro rapporto di adulti con l’adolescenza e nel modo di pensare l’educazione. Se dovessi trovare una frase per descrivere il motivo della scelta, userei un pensiero di Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”.


“Se dovessi trovare una frase per descrivere il motivo della scelta, userei un pensiero di Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”.

Gianluca Giannelli - Direttore artistico Alice nella città

Com’è stato ricevuto il film durante l’anteprima a Roma? 


Durante il film si ha costantemente l’impressione che gli occhi di tutti siano posati sulla protagonista, come in un gioco di specchi. L’insistenza degli sguardi è senza dubbio il confine più visibile; è percezione di un'empatia, quasi un percorso di ricerca identitaria, una presenza reale del pubblico all’interno della storia. E’ qualcosa che va oltre il semplice applauso.


Tendenzialmente il Festival seleziona film di finzione, com’è stato recepito dai ragazzi il fatto che fosse un documentario, una storia vera?

Di fronte a questa metamorfosi perenne, enigmatica, del pubblico abbiamo necessità di presentare ai ragazzi storie per questa nostra epoca e proprio per questa, che metta il dito nelle piaghe di questi tempi, nel suo nascosto e nel suo palese, e affronti i suoi problemi, le sue finzioni, le sue incertezze, le sue paure; primo fra tutti: la paura del cambiamento. Butterfly ha permesso ai ragazzi di ampliare la riflessione, teorica e pratica, sui canoni narrativi proponendo un impasto linguistico tra realtà e finzione tra documentario e drammaturgia, aprendo nuove finestre di confronto con questo nuovo cinema che ha il reale come metodo, fonte, ispirazione e la drammaturgia come linguaggio che trasmettono nuove forme di narrazione. Crediamo sia stato questo a determinare l’apprezzamento del pubblico, perché non è semplicemente documentario né solo finzione.


Anteprima del film ad Alice nella città

Negli ultimi anni il cosiddetto “Cinema del reale” ha assunto, soprattutto in Italia, un’importanza crescente e alcuni dei più bei film prodotti in questi anni fanno parte di questa nuova categoria. Pensate ci sia una differenza di impatto sugli spettatori quando il materiale narrativo è così fortemente preso da vicende e personaggi reali? Che vada più in profondità? Come dicevamo, in questa muta costante del pubblico, non esistono differenze legate alla narrazione. Ci sono autori che partendo dal reale sono riusciti, con diverse gradazioni, a trascenderlo, proponendo un cinema innovativo che prova a dire chi siamo, cosa facciamo e dove stiamo andando. E’ il livello di fiducia e di relazione adulta che certe storie mettono nei confronti del pubblico che sta rinnovando il cinema italiano degli ultimi anni, anche grazie all’attenzione dei festival. Questa nuova onda è il banco su cui provare le nuove pratiche e cercare le poetiche che hanno provato a definire questo nuovo altro cinema. Il documentario ha trovato un suo habitat naturale anche on line e sui social, è un linguaggio duttile, ricettivo e plastico, fresco e comunicativo per cercare di dare forma e storytelling a generazioni digitali che hanno una prossimità fisiologica con il linguaggio delle immagini e dei suoni ma alle quali la scuola tradizionale non offre forme istituzionali di apprendimento, controllo, abilità, sapere e anche passione legati alla pratica, alla cultura e al potere, e alla responsabilità, dell’uso di tale linguaggio.


Fabia Bettini - Direttrice artistica Alice nella città

Scelte di classe è un progetto molto importante che porta dei film nelle scuole e “Butterfly” è uno dei film che i ragazzi vedranno. Pensate che la storia di Irma Testa, della sua origine, della sua tenacia, del suo cammino possa essere d'esempio per altri ragazzi?    

Si tratta - e questo è forse uno degli obiettivi più importanti per noi – di mettere a disposizione di chiunque, e in particolare delle generazioni studentesche, delle opportunità di alfabetizzazione rispetto al linguaggio delle immagini e dei suoni (cinema, audiovisivi, internet culture) per i quali, purtroppo, allo stato attuale, non esistono spazi di insegnamento specifici nel curriculum delle scuole medie e superiori. L’idea d’inserire Butterfly nella lista dei film da presentare alle scuole è quello di enfatizzare il più indissolubile dei binomi: adolescenza-crescita intesa come metamorfosi, come lasciapassare all’interno della società in cui agisce il forte senso di appartenenza alla propria comunità; il desiderio di essere amati, la validazione sociale. In questo, la storia di Irma diventa un esempio per rappresentare la forza di volontà contro un’idea di un corpo-condanna che, con pazienza, può però diventare il punto di partenza per una rinascita.

Il sito ufficiale di Alice nella città: www.alicenellacitta.com Il sito ufficiale di "Scelte di classe": www.sceltediclasse.com #butterflyilfilm #irmatesta #alicenellacittà #romaff13 #fabiabettini #gianlucagiannelli #sceltediclasse #cristianogerbino

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