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Ann Wolfe, la vera Million Dollar Baby.

Aggiornato il: 26 feb 2019

Ann Wolfe conosce bene il sapore del Knock Out. Lei al tappeto c’è finita, ma solo una volta.

Era il 30 novembre del 2000 e quel KO subito ha segnato l’inizio della sua ascesa negli annali dei record, perché nessuna atleta è più riuscita a batterla. La rabbia di una vita difficile, la sete di riscatto e la sua forza brutale l’hanno lanciata verso il suo destino: diventare leggenda.

Classe 1971, 26 incontri ufficiali, 24 vittorie, una sola sconfitta e un pareggio, ma soprattutto, ben sedici avversarie messe KO, su ventiquattro. Una media impressionante, da record, frutto di una potenza distruttrice e di una grinta ineguagliabile. No, non basta l’allenamento, la caparbietà per riuscire a scrivere simili imprese.


Prima di cominciare la sua vita da boxeur, prima di diventare “il pugno più potente della storia del pugilato femminile” Ann respira a lungo l’aria della povertà. Cresciuta nella rurale Louisiana in una casa senza elettricità né acqua corrente, vive la sua infanzia molestata da un padre violento e criminale. Lascia presto la scuola per lavorare come carpentiere, e già da adolescente è più forte di tutte le sue amiche e dei suoi amici. La sua vita precaria viene ancor più stravolta quando a diciotto anni Ann perde entrambi i genitori. Suo padre viene ucciso. La madre muore di cancro e lei resta orfana e sola.

Continua a lavorare, ma la disperazione la trascina in un vortice di droga e violenza. A ventidue anni ha due figlie, cerca di rifarsi una vita ad Austin, in Texas, ma la crisi continua inesorabilmente e poco tempo dopo si ritrova senza un tetto. Dormire per strada con due bambine piccole è straziante, è autunno e il freddo non tarda ad arrivare. Ann e le sue figlie trovano riparo nel centro medico della zona, dove passano il tempo guardando la TV. Ed è proprio grazie a quella TV nella sala d’attesa del centro medico, dove Ann trova la sua ispirazione: vede per la prima volta un incontro di pugilato femminile. Qualche giorno dopo Ann irrompe nella palestra di Pop Billingsley e lo costringe ad allenarla. Lei ha sempre combattuto per strada e non per una medaglia, ma per la vita. Il ring è diverso, è disciplina, e Ann vuole imparare.

Pop non ha mai allenato donne, ma la dirompenza di Ann lo stupisce e affascina, perché lei ha solo una motivazione: vincere per prendersi cura delle proprie figlie.

La magia inizia quando Brian Pardo, uomo d’affari appassionato di pugilato, rimane stregato dalla forza di Ann. Non ha mai visto una donna così furibonda, possente, incontenibile, potente, è impossibile non investire su questo Diamond in the rought, come lui la definisce. E così con lo sponsor di Pardo viene presto il primo incontro professionista. Oregon, USA, 17 ottobre 1998. Il ring conferma le aspettative e la Wolfe vince, ma nessuno sa ancora che quella ragazza del Lousiana, trasferitasi poi in Texas con le sue due figlie, diventerà “ the baddest woman on the planet”.

I suoi guantoni spazzano via tutte le avversarie, tranne una, Valerie Mahfood, classe 1974, l’unica atleta che è stata in grado di mettere Ann al tappeto. Il resto è un tracciato verso la gloria, verso la leggenda, verso quel' 8 maggio 2004 che la renderà la pugile più forte di sempre. Quando quella mattina Ann Wolfe giunge a Biloxi, in Mississippi, non è una qualunque. Ha già vinto tre titoli mondiali in tre diverse categorie di peso, stendendo KO le avversarie ed eguagliando il record del pugile Henry Armstrong, ancora imbattuto dal 1940.


Ricordato come “Homicide Hank” Henry è stato uno dei più grandi pugili della storia. È stato il primo a detenere contemporaneamente tre titoli in tre diverse categorie di peso. Il suo record rimane imbattuto fino a inizio 2004, quando Ann, dopo aver vinto il titolo nei medi nel 1998 e medi leggeri nel 2000, mette KO la canadese Marsha Valley, aggiudicandosi il titolo nella categoria Super-medi. Ha raggiunto il record di “Homicide Hank” ed è determinata a superarlo, perché a Biloxi è venuta per sfidare la campionessa in carica dei Pesi Massimi Leggeri, Vonda Ward, regina indiscussa della categoria che ha il titolo stampato sui suoi temibili e imbattibili guantoni. Vonda viene da 17 vittorie consecutive, 16 delle quali per KO.

È alta, robusta, dallo sguardo vitreo ed erculeo. Imbattibile per tutte, ma non per Ann. L’incontro inizia. La Ward saltella, attacca, Ann si difende. Sessantotto secondi dopo, la Wolfe sfodera un destro dritto di una potenza inaudita e devastante che colpisce in pieno sul mento Vonda Ward. La campionessa cade rovinosamente a terra, esanime. Rimane per alcuni minuti in crisi epilettica, gli occhi sono riversi, incosciente. È bastato un solo pugno della Wolfe, sferrato dopo un minuto e otto secondi per mandarla al tappeto, per metterla KO. Mentre Ann alza la sua cintura da campionessa, la Ward viene ricoverata in ospedale per alcune fratture al collo ed alla testa. Il match è epico, il pubblico è in visibilio, il filmato del più dirompente Knock Out nella storia del pugilato femminile fa il giro del mondo, e resta ancora oggi virale sui social network.


Il bout dell’8 maggio vale ad Ann il record, e la povera ragazzina del Louisiana è oggi la regina del mondo. È leggenda. È la più forte di sempre. Mentre Vonda Ward cade in depressione e si ritira provvisoriamente dalla scena sportiva, Ann continua mietere vittime sul suo percorso, proseguendo la carriera per altri due anni. Il 29 aprile del 2006 mette a segno il suo ultimo KO, ma aspetta l’ultimo incontro nell’ottobre dello stesso anno, che vince per punteggio, per ritirarsi in auge da una leggendaria e mostruosa carriera.


No, Ann Wolfe non é stata una “Butterfly”. Non ha mai puntato sulla tecnica e sulla velocità come la nostra Irma Testa, giovane gemma del pugilato femminile italiano. Ann Wolfe ha sempre investito sulla distruzione. Durante gli incontri schivava i colpi con agilità in attesa di scaricare tutta la potenza devastante del suo pugno, inclemente, deciso, sterminatore. Il pugilato è stata la sua salvezza, il suo riscatto, la sua vita, e solo una donna con la sua stessa storia, assetata di vendetta per un impietoso destino, avrebbe potuto annientare record e avversarie proprio come lei ha fatto.



Ma nonostante il ritiro, Ann non abbandona il Ring. Ann Wolfe si dedica all’insegnamento per giovani boxeur, e li sostiene lì, dall’angolo, urlando e incitando. Lei ha un metodo personalissimo di insegnamento, caratterizzato da un costante allenamento all’aperto, con tecniche povere ma efficaci.

Nel 2017 la regista Patty Jenkins la scrittura per il ruolo di Artemis, nel film “Wonder Woman”. Ann è fiera di farlo, perché come ha detto ai giornali, il personaggio che interpreterà è proprio come lei, an ass kicker and that’s me”.


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