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Marco D'Amore: la struggente, esaltante avventura di "Butterfly".

Aggiornato il: 13 ago 2019

L'attore casertano condivide le sue impressioni dopo la visione del film "Butterfly".




“Butterfly” è stato di recente definito “uno dei film più ricchi di umanità e più veri del nostro cinema recente”. Ed è stato definito “sorprendente” il modo in cui Irma, Lucio e le persone intorno a loro “mettano in scena” la loro stessa vita. Da attore e da regista (ora che sei passato alla regia) come valuti il lavoro fatto da Irma e dai registi?



Devo dire che è molto difficile essere giudici del talento altrui. Credo che l’immersione nel mondo di Irma da parte dei registi e da parte di Irma stessa, ovvero la delicatezza con cui lei ha lasciato entrare gli altri nel suo racconto personale, sia struggente e al tempo stesso esaltante. Perché la sua è una vicenda esaltante e malinconica insieme, come tutte le grandi cose della vita in cui esistono il bianco e il nero, l’alto e il basso.


Si parla molto del carico mediatico che la protagonista ha vissuto da giovanissima, della Irma pubblica e la Irma privata, del personaggio e dell’essere umano. Come vivi tu la tua celebrità, il Marco pubblico e il Marco privato. Ti riconosci in lei?


Non credo sia facile gestire le invasioni anche se pacifiche e genuine del pubblico nella vita privata, perché molto spesso non si tende a fare un distinguo tra l’artista e l’essere umano, tra il campione come nel caso di Irma e l’essere umano. Io ho fatto i conti a mie spese con la difficoltà di conservare una privatezza della vita. E penso che sia comprensibile il percorso di Irma. Però dico anche che l’affetto, la gioia, la stima e il seguito sono la diretta conseguenza delle emozioni che riusciamo, e che Irma riesce a far provare alla gente. E dunque se c’è un prezzo da pagare forse questo è il meno caro.




Gli spettatori stanno amando moltissimo il film, nonostante parli di una “sconfitta”. Che ne pensi tu? Un eroe (un’eroina in questo caso) che “perde” crea un’empatia più forte? E’ un film in controtendenza?


Io rispondo a questa seconda domanda, autocitandomi. Perché ho sempre detto in tempi non sospetti che sono stato grato, durante il mio percorso umano ed artistico a tutte le sconfitte, a tutti quelli che mi hanno ostacolato il cammino, a tutti quelli che mi hanno osteggiato e che mi hanno messo in difficoltà. Anche a quelli che più semplicemente mi hanno sconfitto perché in quel tempo, in quel momento preciso più bravi, più preparati, più pronti.

Loro sono stati il più grande allenatore del mio talento che abbia mai trovato. Perché se mi fossi arreso a quei colpi e non mi fossi mai più rialzato, probabilmente la fiamma che alimentava la mia passione era una piccola fiamma destinata a spegnersi invece proprio grazie a quelle sconfitte io sono riuscito ad andare avanti e dunque nell’esempio di Irma ho ritrovato tante cose di me.

E credo che il messaggio più grande che lei possa lanciare a chiunque è che nella vita si perde, nella vita si viene sconfitti, ma l’importante, tra l’altro come diceva un grande campione che Irma conosce benissimo come Muhammad Ali, è necessario rialzarsi. Non è importante andare al tappeto.


Tu sei di Caserta e sei cresciuto in quegli stessi luoghi, e come Irma hai trovato la tua strada e hai creato la tua “seconda” vita C’è stato un “Lucio Zurlo”, un maestro, un mentore che ti ha seguito in ogni tuo passo, che ti ha insegnato a volare?


Ma senza alcun dubbio il mio Lucio Zurlo è stato Toni Servillo, perché l’ho incontrato a diciotto anni avevo appena finito il liceo, sono stato scritturato dalla sua compagnia e sono partito immediatamente per due anni di tournèe in giro per l’Italia. L’esempio di Toni è proprio l’esempio di un grande allenatore. Cioè di uno che non ti tende semplicemente la mano per aiutarti ma è capace di strigliarti è capace di gridarti contro quando ti stai perdendo, ed è sicuramente anche capace di comprenderti e di darti un esempio fuori e dentro dal rettangolo di gioco che per me è il palcoscenico.



Butterfly è un (bellissimo) progetto kamikaze, così come kamikaze è un altro progetto di Indyca che ti vede protagonista: “Drive Me Home”, che uscirà a breve. Ci racconti cosa pensi di questi pazzi? Hai una buona occasione per sparare a zero.


Farei a meno di parlare di Indyca, nella misura in cui quando si parla dei fratelli si è sempre ovviamente di parte, è cosi che stimo gli avventurieri che fanno parte della famiglia di Indyca, gente che insieme a me ha preso il freddo del Belgio, il caldo della Calabria, che non ha paura di raccontare storie perché vale la pena di farsi latori di messaggi importanti ed alti e non semplicemente perché si bada al commercio, che pure è importante nel nostro lavoro. Dunque io posso soltanto dire a Indyca, lunga vita.

Ce la vedi Irma Testa nella prossima stagione di Gomorra? ;)


No non ce la voglio Irma perché penso che lei debba fare grandi cose e che debba spendere tutto il suo tempo e la sua vita intorno al suo sogno che è anche il nostro cioè quello di vederla campionessa, forza Irma.

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