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“We can do it!" La lotta delle donne per poter combattere.

Aggiornato il: 25 feb 2019

Irma Testa, una delle più forti boxeur mondiali, è stata la prima italiana a partecipare a una Olimpiade, quella di Rio nel 2016. Ma fino al 2012 le donne non potevano competere ufficialmente.


Irma Testa, classe '97, prima donna italiana a partecipare ad un Olimpiade. Questo è il primato che l'ha resa famosa, ma la carriera di questa giovane donna partenopea inizia qualche anno prima. Irma si avvicina al pugilato a 10 anni nella palestra Boxe Vesuviana di Torre Annunziata, provincia di Napoli, allenata dal mitico Lucio Zurlo. Nel 2012 vince il bronzo agli Europei in Polonia e nel 2015 l’oro ai Mondiali di Taiwan, categoria juniores. A maggio 2016, ai Mondiali di Astana, in Kazakhstan, si qualifica per le Olimpiadi di Rio.


“Per queste ed altre vittorie Irma è stata considerata la pugile under 20 più forte al mondo.”

Facendo un'altro passo indietro, scopriamo però che anche la storia della boxe femminile inizia pochi anni prima. Fino agli anni Novanta le donne non avevano il permesso di salire sul ring, se non come accattivanti "Ring girl". Si potevano allenare nelle palestre, ma non potevano gareggiare ufficialmente: questa pratica era considerata, come lo sono state molte altre, prerogativa degli uomini. Contemporaneamente alla più ampia lotta per l'autodeterminazione della donna, il movimento pugilistico femminile nasce nel 1975 con Caroline Svendsen prima donna a ricevere la licenza pugilistica degli Stati Uniti, seguita nel 1976 dalla pugile Pat Pineda, prima donna ad avere una licenza nello stato della California e nel 1978, dopo uno sfiancante processo nello stato di New York, tre valide boxeurs, Cathy “Cat” Davis, Jackie Tonawanda e Marian “Lady Tyger” Trimiar ricevono le loro licenze. Quest'ultima proseguirà la sua lotta iniziando nell'aprile 1987 uno sciopero della fame che durerà mesi per ottenere un riconoscimento maggiore per le condizioni delle boxeur donne.


“Fino a quando le donne non otterranno più riconoscimenti, combatteremo sempre da principianti per il resto della nostra vita. Non ci sarà futuro”

All’inizio degli anni Novanta cominciano a essere rilasciate le prime licenze da parte degli altri Stati americani. Ma è stata l’associazione pugilistica svedese, nel 1988, la prima a revocare il divieto alle donne di praticare questo sport, iniziando a promuovere i primi incontri di pugilato dilettantistico femminile. Il 16 aprile 1992, dopo una battaglia legale durata sette anni nel tribunale del Massachusetts, a Gail Grandchamp viene riconosciuto il diritto di “diventare” una pugile. Il Giudice della Corte Suprema ritenne “illegale e discriminatorio” negare a qualcuno, in base al sesso, la possibilità di praticare la boxe.



Il suo precedente fu un apripista per le atlete di tutto il mondo. Come Dallas Malloy che segue l’esempio di Gail a soli sedici anni, vincendo una causa al tribunale federale per discriminazioni sessuale, generando a sua volta vasta eco, sia a livello nazionale che internazionale, per tutte le ragazze che vogliono praticare la boxe. E così, un tassello dopo l’altro, sempre più sportive possono finalmente vedersi riconosciuto un diritto d'autodeterminazione. L’AIBA, l’Amateur International Boxing Association, revoca il divieto nel 1994. Il primo incontro ufficiale di boxe femminile viene ritenuto quello del 1996 tra Christy Martin e Deirdre Gogarty.


In Italia il movimento pugilistico femminile rimase sotterraneo e dilettantistico per ancora un decennio. Si allenavano sul territorio promettenti atlete, tra cui Stefania Bianchini, che vinse parecchi incontri, ancora non ufficiali, prima di arrivare all'oro qualche anno più avanti. I primi campionati mondiali di pugilato femminili si tengono il 24 novembre del 2001. A Scranton, in Pennsylvania, a conquistare il titolo mondiale dei pesi mosca c’è un’italiana, una delle pioniere della boxe femminile: Simona Galassi. Questa data in realtà unisce due vittorie, perché in Italia, il movimento pugilistico femminile venne riconosciuto proprio in quel 2001. Il merito di un cambiamento atteso per tanto tempo è dell’allora ministro per le Pari opportunità Katia Belillo che insieme a Umberto Veronesi, titolare del dicastero della Sanità, ottenne la modifica di una legge del 1971 che prevedeva controlli sanitari solo per i pugili, escludendo di fatto le donne dalla pratica agonistica. La prima pugile italiana tesserata è stata Maria Moroni. Prima del 2001, per praticare la boxe Maria era stata costretta a tesserarsi con la federazione croata e poi con quella americana. Poter gareggiare in Italia, ha detto in un’intervista anni dopo al Fatto quotidiano:


"E’ stata la fine di una discriminazione, perché la boxe può piacere o no, ma devi dare alle donne la possibilità di salire sul ring”


Nel 2012 è stato compiuto un ulteriore passo in avanti: la boxe femminile è stata inserita all’interno del programma delle Olimpiadi.


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