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Andrea Urso. Fiamme e luci, la costruzione della scenografia di Drive Me Home.

Aggiornato il: 18 set 2019


Andrea Urso e Marco D'Amore sul set di Drive Me Home

Film, tv, teatro, documentari, ti sei destreggiato nella costruzione di mondi diversissimi fra loro. Drive Me Home è un roadmovie itinerante, girato in 5 settimane in giro per l'Europa. Quanto sei impazzito per renderlo possibile? :) Sei intervenuto su tutto o a volte ti sei affidato a ciò che incontravate sul vostro cammino?


Nel mio lavoro bisogna materializzare i sogni del regista e per farlo devi essere un problem solver, soprattutto in viaggi come Drive me Home, dove devi per forza innamorarti del progetto per cogliere la sfida. E come ogni sfida devi dare tutto te stesso per vincerla e per ripagare la fiducia che hanno riposto nelle tue mani, e lo fai sfidando il tempo che hai a disposizione. Ho preparato Drive me Home in sole 2 settimane. Ho allestito Vulkaan, e ho portato con me sul furgone praticamente tutto quello che mi sarebbe servito durante le cinque settimane di riprese. Una volta in viaggio, il lavoro è stato continuo: tempo medio per preparare la scena un' ora, e durante le riprese preparavi le scene successive. Ricordo che non avevamo trovato la location giusta per girare la scena in cui Vinicio Marchioni doveva avere il flashback. Allora proposi a Simone di costruirla, utilizzando due quinte, un paio di specchi, un neon ed una bacinella. Lavorai fino a tardi quella sera, l'indomani girammo quella scena all'interno dell'interporto di Torino.

Fu una grande incoscienza la mia perché era la prima volta che sperimentavo una cosa del genere.

Ma devo dire che su questo film è successo qualcosa di magico, in pochi giorni siamo diventati una grande famiglia, ognuno di noi ha dato tutto se stesso, tutti verso la stessa direzione. Questo ha reso il lavoro meno faticoso e più stimolante. È chiaro che a volte ti affidi alla sorte, anche perché alcune location non le conoscevamo ed altre sono cambiate durante il viaggio. Ma alla fine l'unione dei reparti ha fatto si che si trovasse sempre la soluzione per rendere tutto possibile.



Sul set siciliano hai collaborato con lo scenografo Filippo Pecoraino, anche lui viene da una carriera lunga e intensa, come è stato collaborare con lui?


La collaborazione con Filippo è nata a distanza, ci siamo trovati d'accordo su tutto. Lui si è occupato di recuperare tutto quello che avremmo utilizzato durante le riprese nelle location Siciliane. È stato molto stimolante collaborare con lui. Ricordo con gioia i giorni trascorsi a Petralia Soprana durante la preparazione delle location.


Drive Me Home è il film d'esordio di Simone Catania, che ha un percorso formativo accademico nella storia dell'arte e parla il tuo stesso linguaggio. Come ti sei trovato a lavorare con lui, e come ti trovi a lavorare con i registi in generale?


Ho conosciuto Simone praticamente al telefono, ricordo lunghe telefonate in pieno Agosto dove mi raccontava con passione di questo film e lo faceva senza tralasciare nessun particolare. Entrava nei dettagli del film, mi parlava di questo viaggio a bordo di un camion, VULKAAN, che partiva dal nord Europa per arrivare in Sicilia, durante il quale bisognava raccontare di questa amicizia ritrovata, lontana, intima, un viaggio attraverso emozioni e visioni. Mi disse che la prima cosa da fare era dare un carattere internazionale a Vulkaan, perchè il camion sarebbe diventato il nostro compagno di viaggio, sempre presente. Una di quelle sere mi ricordo che Simone mi chiese un bozzetto del camion, era curioso di sapere come lo avrei scenografato.


Mi disse “prova a fare uno schizzo di un camion utilizzando delle fiamme e varie luci”. Quella sera di Agosto feci un bozzetto e fu così che nacque Vulkaan.

Quando ti trovi a lavorare con registi come Simone Catania, che riescono ad emozionarti parlandoti del loro lavoro utilizzando lo stesso linguaggio di un padre che parla del proprio figlio, è facile aver voglia di seguirli in tutto. Simone è riuscito a trarre il massimo da tutti, in ogni condizione. Con i registi cerco sempre di costruire complicità e fiducia, anche se non è sempre facile farsi conoscere in poco tempo. Ma cerco di ascoltare i loro desideri, la visione che hanno del loro film e provare a portarla in scena. E' una grande responsabilità, è come se mi affidassero un figlio. Ma amo i loro occhi di stupore e soddisfazione quando realizzo i loro sogni.



Lo schizzo di "Vulkaan", il camion protagonista di Drive Me Home.

Qual è l'iter classico del tuo lavoro? Quanto e in che modo ti confronti con gli altri reparti? In preproduzione e poi sul set. A partire naturalmente dalla regia, poi la fotografia, i costumi, tutti voi concorrete – con i location manager - a creare l'immagine del film.


Quando inizi la preparazione di un film, collaborare con gli altri reparti è fondamentale. Durante la lettura della sceneggiatura il regista racconta il suo punto di vista, il mood che serve al film per essere raccontato. Da questa fase di lettura tra tutti i reparti si decide la linea da seguire. Inizia così la ricerca della location giusta per ogni singola scena e contemporaneamente si stabiliscono le modifiche scenografiche da effettuare per adattarla alla storia da raccontare e renderla credibile. Questa è la parte che amo di più, la fase creativa dove tutto prende vita. Si fanno le ricerche dovute, attraverso foto, documentari e film. Scegli gli oggetti che serviranno in ogni singola scena per dare un carattere alla location e al personaggio che la abita. Così nasce un film attraverso ogni singola scena, con il lavoro di tutti, dalla regia alla fotografia, dagli attori e ai loro costumi, alla scena che li abbraccia, dalla finzione alla realtà.


In generale, quando leggi un film su carta, dalla sceneggiatura, come cominci ad immaginarti la scena? Intervieni sulle parti di scrittura, suggerendo dei cambiamenti che vanno nella direzione di migliorare il tuo lavoro?


Inizio la lettura maniacale ed approfondita della sceneggiatura, leggo e rileggo più volte e nel mentre prendo appunti, traccio linee cerco di immaginare quello che serve al film, dalla location ad ogni piccolo particolare. Cerchi di capire quale possa essere la location giusta che si adatti alla scena e cosa proporre al regista per renderla possibile. Ma può capitare che la location cambi dall'oggi al domani, e che la sceneggiatura si adatti alla scena.



Chiudiamo con un aneddoto :) Ci dicono che hai disegnato a mano i quadri che apparivano in una scena e che hai passato tutta la notte a realizzarli, prima del ciak del mattino dopo. Immaginiamo e speriamo che non sia la normalità del tuo lavoro, ma delle condizioni particolari di girare un film itinerante. Ce lo vuoi raccontare?


Essendo un film in movimento, Drive me Home necessitava di un lavoro costante, un work in progress continuo. Non avevi tanto tempo a disposizione per la preparazione delle location e quindi dovevi anticipare il lavoro del giorno seguente, e spesso non avevi altro tempo che la notte. Per quanto riguarda la storia dei quadri, mi servivano assolutamente per completare una scena, eravamo già in viaggio e trovarli tra le montagne del trentino sembrava impossibile quindi ho deciso di dipingerli personalmente. In fondo, nel mio passato accademico, ho collezionato tele su tele per sperimentare le mie doti di pittura :)



DRIVE ME HOME

PORTAMI A CASA con Marco D'Amore e Vinicio Marchioni Prodotto da Indyca e Inthelfilm con #RaiCinema

IndycaDistribution con Europictures Distribuzione CinematograficaMYmovies.it Movieday

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